giovedì, 15 maggio 2008
Faccio fatica a ricordarmi che in questo momento il problema preminente in Italia è la sicurezza.
Certo, sono i nomadi il principale guaio italico.

Devo convincermene anche quando assisto al licenziamento inatteso ed immediato del mio amico R. da parte della società per la quale ha lavorato per più di 16 anni.
Senza una parola da parte della dirigenza che finge di non sapere.
Senza una giusta causa, perché a casa mia la "chiusura di una posizione" è un errore sintattico.
Dopo sedici anni di lavoro una persona diventa una posizione che si può chiudere?
Dopo sedici anni di lavoro una persona diventa un costo da abbattere?

Forse per problema della sicurezza si intende che ora il lavoro sicuro non esiste più, da ogni punto di vista.

Ma fortunatamente in Italia per un uomo di 42 anni con due figli a carico non è un problema trovare lavoro. Perché trovare lavoro non è un problema di sicurezza.

postato da: seamus alle ore 15/05/2008 18:04 | Permalink | commenti (19)
categoria:esperienze, lavoro, amici
martedì, 29 aprile 2008
La notte scorsa ho sognato un'inondazione.
L'inizio, con le pozzanghere che via via diventavano sempre più profonde e vaste e la fine, a constatare i danni del palazzo che andava a pezzi.
Ancestrali reminiscenze di superficiali conoscenze dell'interpretazione dei sogni suggeriscono un presagio di incidenti, problemi in arrivo.

Sono arrivati, nell'ordine: l'alluvione notturna di mia figlia (*) e l'arrivo del sindaco di destra a Roma.

L'ottimismo mi dice che ormai il peggio è passato. Anche perché quale altra catastrofe ci si può aspettare? Schifani presidente del Senato?
Naaaa... sarebbe eccessivo persino per il peggior incubo!

postato da: seamus alle ore 29/04/2008 13:08 | Permalink | commenti (9)
categoria:politica, esperienze, ottimismo
lunedì, 28 aprile 2008
I preparativi di una festa sono sempre importanti, nulla deve essere lasciato al caso.
Anche la casa ne risente, spostate un paio di cose e la stanza cambia prospettiva.

Il lavoro nobilita l'uomo e lavorare insieme a mia moglie nobilita la coppia, ma il trucco c'è anche se non si vede, perché è dalla zia.

La festeggiata è una vera regina, si sveglia tardi e fa il suo ingresso con passo regale: il trascinamento di terga.

E son tutte rose e fiori, dal mare e dal prato. Pance ripiene e tramezzini avanzati, torte con panna sciolta e bambini che fan loffe in scioltezza.

Ma ogni festa è destinata a finire. Gli invitati sgocciolano via e ci si ritrova soli con la moglie ad affrontare le ultime insidie del campo di battaglia. Un quisquilia per una squadra affiatata che anela il momento del riposo.
Ed è bello ritrovarsi vicini e sereni, soddisfatti dalla bella festa.

Ma ignari, completamente ignari, che Murphy non si riposa mai!

Così, ancora una volta, mandiamo a memoria che a Murphy basta una singola, trascurata disattenzione per rovinarti la festa.

postato da: seamus alle ore 28/04/2008 13:35 | Permalink | commenti (5)
categoria:esperienze, festa, legge di murphy
giovedì, 31 gennaio 2008
Giusto per onor di cronaca: nonostante il mio ottimismo e la ferma convinzione non mi sono rotolato con le veline.

In compenso, stamattina è magicamente sparita una banconota da 50 euro.

Eh sì! La banconota se ne è stata per tutta la giornata indisturbata sopra il tavolo, dove la mattina l'avevo riposta per dare il mio misero contributo alle vicende familiari. Che gesto squallido!

Mia moglie l'ha lasciata li, guardandola di tanto in tanto durante la giornata come si guarda un tesoretto che non si sa come impiegare.
Poi di lei (la banconota solitaria) se ne sono perse le tracce.

Stamattina si era incerti se disperarsi o darsi la colpa a vicenda... ma poi ho visto la luce!

WOW! Un'altra occasione per essere ottimisti!

Ne sono convinto: credo, fortissimamente credo, che ora che arriva il nano, per ogni banconota persa ne cresceranno altre 10 sul giardino di casa!

In fondo era quello che dicevano sempre il Gatto e la Volpe. Come si fa a non fidarsi di quel che dicono due animali!? La natura ha sempre ragione!
postato da: seamus alle ore 31/01/2008 11:05 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, esperienze, ottimismo
giovedì, 24 maggio 2007
La via verso la redenzione è lunga.
Ma se strizzo l'orecchio riesco a sentire il garrito della bandiera del traguardo.
Ma quale traguardo?
Lo sanno pure le zanzare che iniziano a banchettare con le mie caviglie che ogni traguardo è solo il trampolino per una nuova partenza. Per un altro obiettivo da raggiungere.

Che la via della redenzione sia l'applicazione pedissequa del finalismo?

Il tempo è poco e non va sprecato nel far vibrare l'orecchio con volgari melodie senza valore.
Solo chi come mia moglie ho già letto tutti i classici e visto tutto quello che di interessante è stato messo su celluloide può permettersi di sprecare il proprio tempo e dilettarsi alla visione di Cento vetrine.

Ma io sono ancora in debito formativo: e la bandiera del Jazz è il mio prossimo traguardo!

Ma a me non basta il semplice ascolto. Devo capire. Capire e contestualizzare.
Ma ho bisogno di essere guidato. Capito Nematode?

Per ora mi avvicino al primo traguardo tornando indietro. Vado avanti col passo del gambero: son partito dalla fusion per avere qualche piccolo appiglio rassicurante nel rock. Ho rispolverato i Weather Report.
Poi Wayne Shorter mi ha portato dritto dritto a Miles Davis. Già lo conoscevo con Tutu ma... Kind of Blue è stata la rivelazione!
Ripercorrere la sua discografia vuol dire far luce su gran parte delle tappe del Jazz.
Il jazz modale. Ho capito che il jazz modale mi piace. E' la dimostrazione che il jazz non è freddo come i superficiali si affrettano a dire.

Si perchè la faccia snob di questa musica porta a dire che "il Jazz è come un peto. Piace solo a chi lo fa"

Ma il jazz sa essere caldo. Passionale ed intimo.
Così caldo che si rischia di rimaner bruciati ascoltando A Love Supreme di John Coltrane. La redenzione!

Ma cosa c'era prima del Jazz Modale? Il gambero torna indietro e scopre il BeBop.
E qui ci si deve mettere il vestito dello snob, perchè nel bop non c'è posto per la banalità, la ballabilità e per i motivetti scontati.
E giù fiumi di accordi e cascate di improvvisazione.

Ci si diverte con Dizzy Gillespie, con i cinguettii di Charlie Parker e quel matto e maleducato di Thelonious Monk.

Ma non è con le liste dei musicisti che si va avanti.
L'apprezzamento di questa musica passa anche per il compiacimento nel riconoscere almeno un pugno di quelle innumerevoli citazioni sonore inserite nei brani.

Di accordi da metabolizzare ce ne sono a tonnellate. E la mia caratteristica digestione lenta ritarderà l'inevitabile ruttino.

Ma ora qualche anima pià che mi riporti nel presente e mi dica quello che vale la pena ascoltare degli ultimi anni.
Nematode... dico a te!
;-)

postato da: seamus alle ore 24/05/2007 16:08 | Permalink | commenti (26)
categoria:musica, esperienze
lunedì, 07 maggio 2007
E' facile adesso vantarsi e mostrandosi fieri e felici, magari davanti a fotografie con sette megapixel viste in 16:9.

Si dimentica presto come ci si senta inutili e impauriti, consumati dall'ansia dietro a quelle porte che ti vengono chiuse davanti la faccia.

Parlare della gioia del primo incontro con quel piccolo esserino grigio sarebbe banale e riduttivo.
Perchè non è solo la gioia che si prova, la pancia rimane accartocciata finchè non si è testimoni oculari che anche l'essere che è stato aperto per tirare fuori quella piccola creatura sporca e delicata stia bene.
E bisogna tirar fuori la voce e sbattere i pugni per poter sciogliere quel nodo alla gola e riunire la coppia che solo poche ore prima dormiva abbracciata e tranquilla.

Sì, occorre battere i pugni e tanta determinazione per far aprire le porte chiuse e ottenere quello che si vuole.

Amore mio, spero tanto che insieme apriremo ancora tante porte!
postato da: seamus alle ore 07/05/2007 12:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:amore, esperienze
giovedì, 05 aprile 2007
Ho bisogno di contatti empatici.
Ma con l'esposizione ci vado cauto.

Preferisco interagire con i miei sensi col sorriso della Belladdormentata, con l'entusiasmo di Lemoni o con quella montagna sovrappeso di simpatia che è popAle piuttosto che mettermi in mostra e raccontarmi in un soliloquio troppo spesso inconcludente, come si fa col blog.

Ma basta una cena per far rinascere l'entusiasmo e la magia del conoscere persone nuove è di nuovo pronta a solleticarmi.

Ho detto solleticarmi, che di prurito ne ho avuto abbastanza!

postato da: seamus alle ore 05/04/2007 16:15 | Permalink | commenti (2)
categoria:esperienze, amici
martedì, 13 febbraio 2007
Ti accorgi che stai invecchiando quando, girovagando per la rete, ti passa sotto al mouse un filmato di quello che è successo domenica sera, alla consegna dei Grammy e... e senti quel brivido lungo la schiena che ti fa tornare pischello!

Non mi piace sguazzare nella nostalgia, preferisco le cose nuove a quelle vecchie, ma... io quel brivido l'ho sentito sul serio!

Son passati più di 20 anni da quel concerto al Palaeur! E al solo pensiero l'adrenalina torna in circolo e il mio corpo inizia a ballare come un budino mollo!

E adesso in questi pochi pixel in movimento riecco I Police. Un corto circuito.

Sting che non è lo Sting solista, elegante e contenuto, ma è il pungiglione dei Police, quello con la cannottiera e che nonostante l'età finisce con quel salto "a-la-police". Certo, la voce non è più quella del ventenne che è stato, ma la grinta e l'esperienza ci sono tutte e gli consentono di interpretare il brano con la giusta vitalità.
Stewart Copeland ora ha gli occhiali da professore ma si dimena come il più scalmanato dei suoi possibili alunni.
E poi c'è Andy Summers vecchio come ai vecchi tempi, solo più imbolsito.

La versione di Roxanne che hanno suonato non è una cover. E' la versione aggiornata dei Police, che sembrano essersi persino evoluti da quello che erano nell'84. Ai tre piace suonare, non hanno mai smesso di farlo e, a quanto pare, gli è tornata la voglia di farlo di nuovo insieme.

Anche il testo mi sembra abbastanza azzeccato ai giorni nostri:

Those days are over
You don't have to sell your body to the night

Walk the streets of money
You don't care if it's wrong or if it's right





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categoria:musica, esperienze
giovedì, 30 novembre 2006
Tutta colpa del rosso!
No, non sono un anti-comunista.
Ma ribadisco che è tutta colpa del rosso.
Vabbè, cerco di essere più preciso: i miei occhi vedono poco rosso, il mio cervello interpreta e compensa ma ... non può fare i miracoli. Per cui, per dirvene una, da bambino disegnavo benissimo ma i tronchi degli alberi li facevo verdi mentre la chioma marrone. Ma non mi chiamo Picasso quindi le mie opere erano considerate risibili e non artistiche.

Capite bene che l'autostima di un bambino cresce in maniera bizzarra se prima ti dicono "Ma come disegni bene!" e poi ridono dei tuoi disegni.

Dura la vita per noi mezzi-daltonici, ma con l'andare degli anni ci si abitua e l'esperienza ti insegna che se non hai qualcuno che ti accompagna a fare spese e che ti dica "Ma sei proprio sicuro che vuoi comprare quella camicia rosa?" quando tu pensavi di stare per acquistare una camicia bianca è meglio andare sul sicure e comprare solo cose nere come ho fatto per anni, andando in giro a sembrare figo vestendomi come i Blues Brothers.

Ora però la pacchia è finita e il dramma è solo all'inizio.
Mia figlia ha scoperto i colori e inizia ad indicarmi le cose chiedendomi delle certezze che io non ho, neanche sperdute o dimenticate nel cassetto.

postato da: seamus alle ore 30/11/2006 13:39 | Permalink | commenti (8)
categoria:esperienze
mercoledì, 29 novembre 2006
Avete presente quella sensazione che si prova quando alla fine tutti i pezzi combaciano e quel brivido di soddisfazione quando vedi per la prima volta che quello per cui hai lavorato funziona?

Io ci vado matto!
E' da quando ancora giovincello che mi apprestavo a studiare i vari metodi di programmazione. Io sono della vecchia guardia e mi hanno insegnato la progettazione bottom-up: prepari i vari componenti del sistema e solo alla fine li metti insieme.
Ora le moderne strategie di elaborazione dell'informazione l'hanno riportata alla luce per affiancarla alla più usata top-down. Ma questa è solo una mia piccola personale soddisfazione filosofica.

Io sono sempre stato bravo a vedere contemporaneamente l'obiettivo e le soluzioni dei piccoli problemi che per raggiungerlo occorre trovare.
E poi nella vita di tutti i giorni la top-down è inaplicabile: non si può mettere in lavastoviglie i piatti che non sono stati prima accumulati e sciacquati.
Mi vergogno un po' e non biasimo mia moglie che mi prende per il culo quando per sbrigarmi a mettere a posto la cucina metto in pratica le mie teorie. Ma è solo mio il gusto di sapere di aver fatto una cosa nel migliore dei modi nel minor tempo. E lei è giustificata: sono molti a non apprezzare le tecniche dove il risultato si vede solo alla fine.

E comunque oggi mi sento come se qualche nodo si sia sciolto. Come un piccolo traguardo raggiunto.
Ma mi sfugge al momento quale sia l'obiettivo verso il quale mi sto muovendo.

Adoro le sorprese! ;-)

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categoria:esperienze, lavoro, geb
venerdì, 24 novembre 2006
No, non mi sentivo ansioso di tenere aggiornato il blog.
Ho già sufficienti problemi a dover affrontare la personale ricerca del mio ego, accantonato e ormai perduto sotto una realtà che si è fatta ingombrante e troppo veloce per uno come me che ama prendersi il proprio tempo e assaporare ogni boccone.
Mi sento già abbastanta sopraffatto dalla mancanza di libertà per impormi nuove scadenze e nuovi impegni.

Rincorrere il tempo solo per fare più cose non fa per me che non sono un competitivo.
Mi piacerebbe essere piuttosto un collaborativo. Ma per questa strada si va fuori tema.

Avverto un velato senso di antipatia per quelle persone che cercano di mostrarsi ultra efficenti nel fare più cose contemporaneamente, che vanno sempre di fretta per sentirsi indaffarati-quindi-importanti e si sentono quindi esonerati dal prestare rispetto verso chi gli sta tra i piedi. Oggi, un esempio tanto per non rimanere sempre sul generico, un tizio entra nel nostro laboratorio, riceve e risponde ad una telefonata mentre un collega stava lavorando per lui, si allontana a voce alta e esce sbattendo la porta. Quando rientra, un collega gli chiede se la prossima volta può far attenzione alla porta e lui, tranquillo e superiore: "scusa, non c'ho fatto attenzione". Cerca di riprendere le fila del lavoro (e del collega) lasciato in sospeso continuando a commentare a voce alta "ma c'ha detto quello? nun c'ho capito un cazzo"! Improvvisamente si ricorda un impegno e sempre di fretta esce sbattendo la porta.
Ma se non sei capace di seguire un lavoro, una telefonata e altri tuoi impegni contemporaneamente, perché ti ostini a farlo e vieni da noi a mostrare la tua inefficiente fretta sbattendo la porta?

L'eterna lotta tra quantità e qualità.

Sto cercando quindi di tagliare sulla quantità e provare ad aumentare la qualità. Almeno fino a quando la mia mancanza di disciplina, la mia ansia e la curiosità di fare e scoprire cose diverse mi porteranno nuovamente all'intoppo.

Ho iniziato con la musica: ascolto solo le cose che vale la pena ascoltare. Sono passato alla scoperta dei classici jazz.

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categoria:musica, esperienze, lavoro
mercoledì, 08 novembre 2006
Ogni tanto la voglia di realizzare le mie passioni mi assale.
Ma come faccio a soddisfare le mie voglie se tutto il giorno lo passo in uno squallido ufficio a fare cose che spesso sono attraenti come un calzino spaiato che fa capolino da sotto il letto.

Certo, di tanto in tanto il giorno mi concedo l'ascolto di qualche disco in mp3. Ma sempre furtivamente e col volume a mezz'asta per non perdermi lo squillo del telefono o la richiesta del collega/cliente.
Le poche ore che sono a casa preferisco passarle insieme a mia moglie (quando mi riesce) e a quella meravigliosa creatura riccia e bionda che di passioni me ne regala ad ogni sorriso e ad ogni capriccio.

Rimane la notte.

Ieri sera c'era la luna piena e un silenzio stimolante.
Mia moglie è riuscita a stendere la piccicna presto ed è scesa sotto coperta subito dopo cena.
Non potevo sprecare un'occasione del genere.
Ho spento la tv. Ho finito di sistemare la cucina. Ho preparato un ciambellone.
Impastare e cucinare mi rilassa e mi fa venire il buon umore.

Sì... questa volta provo ad aromatizzarlo con una spruzzata di liquore alla menta

Il forno è ben caldo e mentre rovescio l'impasto nello stampo unto mi pregusto la porcata che mi riservo come ricompensa: leccare il ciotolone per gustarmi ciò che rimane del dolce intruglione. Slurp!

30 minuti di cottura. Il tempo di vedermi in differita la conferenza stampa che i Genesis riuniti hanno tenuto poche ore prima e di cui vi avevo parlato ieri.

Ne vedo quel che basta per annoiarmi ... tiro fuori il ciambellone da forno, soddisfatto del risultato ma ancora non sazio. Internet mi fa venire fame di cose da vedere. C'è la puntata di Report che domenica non ero riuscito a vedere.
La rabbia che mi trasmette è una bella emozione da provare. Mi sento vivo e consapevole.
Soddisfatte le mie curiosità e i miei interessi è il momento di accontentare il mio corpo che solo ora reclama il sonno.

Ma la notte non la smette mai di regalami emozioni: mia figlia alle 3 si sveglia e reclmama le mie attenzioni.

Passare una notte con una donna così giovane e focosa è dura per un vecchio babbione come me e così questa mattina riesco a confermare il vecchio detto dei leoni e dei coglioni.
Mia moglie fa quello che dovrei fare io: colazionare la piccina e accompagnarla al nido.
Lei rientra e io sono ancora a letto. Ma quando mi alzo per sprofondare nella vergogna e cercare di farmi perdonare da mia moglie inciampo nel paradosso e mi ritrovo coi suoi ringraziamenti per quel che ho fatto stanotte.

Ecco. Ora sapete perché oggi il sole oggi è così brillante!
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categoria:amore, esperienze, notte
lunedì, 06 novembre 2006


La notizia è di quelle che a noi vecchietti che abbiamo utilizzato un giradischi e che abbiamo passato intere giornate ad ascoltare le vicende di Rael o dell'apocalisse in 9/8 fa venire un bel brivido sulla schiena.

Ormai è ufficiale: Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford, i Genesis del dopo Gabriel e del dopo Hackett, sono da tempo in studio insieme e domani terranno una conferenza stampa nella quale potrebbero (condizionalis scaramanticus est) annunciare il tour della reunion "Turn it on again".

Peter Gabriel sul suo sito ha fatto sapere che stavolta lui non è del giro e che per ora preferisce portare avanti i suoi progetti.

Le prime indiscrezioni rivelano che suoneranno anche a Roma nel prossimo luglio in quel del Colosseo.

Ora le considerazioni.

A me non piace molto sguazzare nella nostalgia.
Non ho più l'età per reggere un concerto-evento gratuito di quelli con decine di migliaia di persone.
I Genesis senza Peter Gabriel è come la pizza senza la mozzarella.

Però... cazzo! Sono i Genesis veri! Non una cover band di quelle che ho sentito decine di volte.

Ricordo che vidi i Genesis 20 anni fa. Il tour di Invisible Touch, praticamente la stessa formazione di questa reunion. Fu stancante, certo, ma sentire suonare quei vecchietti è un'esperienza che non si dimentica.




postato da: seamus alle ore 06/11/2006 19:24 | Permalink | commenti (6)
categoria:musica, esperienze
giovedì, 02 novembre 2006
Perché mai una coppia non può semplicemente cullarsi le speranze di un figlio che verrà?
No. Occorre prevedere qualsiasi cosa per essere pronti a tutto e così si viene sommersi da percentuali e statistiche che prima vanno prese in considerazione per prendersi le dovute responsabilità.
E così devi pagare quel cazzo di mezzo punto percentuale di probabilità di aborto per sapere in anticipo se tuo figlio è così sfigato da rientrare in quel 1-3% di casi di malformazione cromosomica. Tutto questo etichettato con un bel nome ad effetto: amniocentesi.
Ed io tremo per quell'ago che infileranno nella pancia di mia moglie.
Ed io tremo per quel brivido di paura che attraverserà la schiena perfetta mi mia moglie.
Ed io tremo per quel cazzo di mezzo punto percentuale.

Ma la prevenzione non dovrebbe tranquillizzarmi?


postato da: seamus alle ore 02/11/2006 19:17 | Permalink | commenti (4)
categoria:amore, esperienze
martedì, 31 ottobre 2006
Mia figlia avrà nel suo bagaglio culturale anche la festa di Halloween.
E assocerà a questo periodo immagini di zucche, streghe, fantasmi e scheletracci.
E si divertirà sempre come si deve a chiedere "Dolcetto o scherzetto?", esattamente come si vede nei film americani.
E poi dicono che i film americani non fanno cultura!

Io finora ho sempre trovato triste questo periodo dell'anno. Queste festività meste... i santi e i morti, che non ricordo mai quando è l'una e quando l'altra.
Da bambino pensavo che una festa che si passa nei cimiteri, tristi e sottovoce, non si può considerare festa!
E poi la festa di ognissanti, che pensavo fosse un contentino per quelle persone sfigate che durante l'anno non hanno il proprio santo a consentirgli di festeggiare l'onomastico. A me San Marco regalava il 25 aprile, una vera festa che non si va neanche a scuola ma nel calendario non trovavo la santa col nome di mia sorella Milena o peggio che mai col nome di mia madre. No Santa Delsa non c'è.
E per loro ecco venire in soccorso il primo novembre.
Che tristezza. ;-)

Meno male che adesso ci sono le streghe, le zucche e ....
... e non vedo l'ora di vedere il lavoretto che mia figlia sta facendo al nido!!!

QUESTA SI CHE E' UNA FESTA!

postato da: seamus alle ore 31/10/2006 11:38 | Permalink | commenti (7)
categoria:esperienze
mercoledì, 25 ottobre 2006
Al mio omonimo piacerebbe lavorare nell'informatica.
Anch'io, alla sua età (e anche da prima) sognavo di diventare un programmatore e quando nel '91 ricevetti il mio primo compenso per occuparmi di una rete in un piccolo ufficio mi sentivo fortunato.
Non vi dico poi come mi sentivo fico ed euforico quando iniziai nel 98 la mia carriera di "libero professionista".
Effettivamente in quegli anni la professionalità e la competenza pagavano.

Poi arrivò la catastrofe: il millennium bug.

Il millennium bug non fece fermare nessuna macchina, nessun sistema smise di funzionare ma il terrore messo in moto dai media riversò nel mondo dell'informatica migliaia di inutili ragazzini brufolosi che per il solo fatto di essere capaci di installare windows sul computer di casa vennero messi a lavorare per sconfiggere il temuto bug.

Risultato: mercato del lavoro saturo. Professionalità svenduta.


Tipico colloquio di lavoro del 2000

C=Candidato T=Titolare

T: Buongiorno...
C: Buongiorno! Vi ho fatto aspettare?

T: Oh no, non si preoccupi, solo due ore e un quarto. Ma avevamo dei giornali da leggere ci siamo aggiornati sulla situazione. Ci siamo aggiornati sulla situazione di Tiscali.
C: Oh Tiscali, si li conosco.

T: Davvero!? E cosa ci dice al rigurardo?
C: Beh mi hanno offerto un lavoro, ma sto valutando.

T: Saremmo interessati anche noi. Ci fa sapere le sue competenze?
C: Dunque io sono un esperto del mondo di Internet e del Web. Ho comprato un computer l'anno scorso e ho fatto l'abbonamento a Internet. Ho preso familiarità con la posta elettronica, e so mandare messaggi. Inoltre ho acquisito familiarità con le tecnologie del WWW e quindi so usare il browser Netscape. Questo per cominciare.

T: Interessante, continui
C: Poi mi sono specializzato nelle tecnologie multimediali, e ho imparato il linguaggio di programmazione del Web, l'acca-ti-elle-emme. Sono infatti un programmatore web avanzato. E poi mi sono specializzato nelle tecnologie più avanzate sempre del web.

T: Ovvero?
C: Io sono uno dei pochissimi al mondo a essere in grado di scrivere codice htlm che sono in grado di visualizzare le famose mappe delle città che vedete su Interet. Ha presente il sito della astrovox?

T: Veramente no...
C: Ah ok, beh non si può pretendere che conosciate tutto, però mi sembra che non siate molto addentro al mondo di internet, è un sito famosissimo. Comunque ha in copertina una tecnologia innovativa e rivoluzionaria.

T: Cioè?
C: Cioè viene visualizzata una città virtuale, e cliccando sopra può scegliere le varie parti, ovvero può andare al cinema, nella biblioteca e così via, E con questo accede alle varie sezioni del sito. Questa cosa è realizzata con una tecnologia rivoluzionaria.

T: Che tecnologia?
C: Si chiama ImageMap e io sono uno dei pochissimi che sa utilizzarla. Ovviamente per queste competenze mi faccio pagare bene. Io sono specializzato nella costruzione, appunto, di città virtuali.

T: Il suo profilo (cerchiamo un esperto internet) ci interessa. Le potrebbe interessare una assunzione da noi?
C: Uhmmm si, potrebbe. Però vede ho molte offerte, quindi vorrei ponderare bene. La cifra base dello stipendio è... ?

T: Dieci milioni di lire le possono bastare?
C: Beh quelle me le danno tutti, comunque mi sembrate una ditta interessante. Naturalmente ci vogliono un po' di facilitazioni del mio lavoro, per parcheggiare stamattina non è stato facile e devo fare mezz'ora di auto per arrivare qui.

T: Le possiamo dare l'appartamento per lei nell'edificio accanto.
C: Questo è un punto a favore. E a stock options come siamo messi?

T: La nostra ditta prevede un piano di incentivazione che comprende anche quelle. Le faccio avere per posta elettronica i dettagli.
C: Ehm no, lasci perdere la posta elettronica, se me li mette per iscritto me li leggo più comodamente, e poi il mio commercialista non è molto pratico di Internet.

T: Gli faccio preparare la documentazione dalla segretaria, insieme a una offerta scritta che comprende stipendio e benefit.
C: Perfetto, allora mi studio il materiale e le faccio sapere.

T: la ringrazio.




Colloquio del 2006

C: E' permesso? Posso entrare?
T: Non vorrei sembrarle scortese ma le faccio osservare che è in ritardo di due minuti. Non è un buon inizio.

C: Veramente sono qui da quattro ore, ed ero andato un attimo in bagno quando ha chiamato, l'appuntamento io mi ero segnato che era tre ore fa. Mi scusi tantissimo.
T: Si accomodi e mi parli rapidamente delle sue competenze. La prego di essere breve, ci sono almeno altri sette candidati che aspettano.

C: Dunque io lavoro con il software dal 1980 e con Internet dal 1995. Ho venticinque anni di esperienza con il software e dieci di internet. Conosco i linguaggi di programmazione Java, Perl, C++, C# PHP a livello avanzato, so usare Adobe Photoshop e Macromedia Flash, conosco i sistemi operativi Windows e Linux a livello amministrazione di sistema, conosco i router, sono certificato MCSE, RHCE, Sun Java,
Cisco e Macromedia. Ho sviluppato 25 applicazioni di livello enterprise e ho diretto team a livello di project manager. I dettagli sono nel mio curriculum.
T: Direi una qualificazione professionale abbastanza ordinaria. Niente di speciale.

C: Se lo dice lei...
T: Guardi praticamente tutti quelli che stanno rispondendo all'annuncio hanno queste caratteristiche. E' tutto assolutamente ordinario.


C: Allora speriamo di aver fortuna e che scegliate me...
T: Cosa potrebbe offrirci per farla scegliere?

C: Guardi io lavoro 11 ore al giorno in media, compreso sabato e domenica. Sono preciso e consegno sempre il software di qualità e ben testato, e quando ci sono i rilasci lavoro anche 48 ore di seguito senza dormire.
T: Onestamente mi sembra il minimo, se uno ha cuore per il suo lavoro.

C: Forse ha ragione... posso avere qualche informazione sulle EVENTUALI condizioni economiche?
T: Lei ha la partita iva?

C: No ma la posso prendere.
T: E come ha lavorato finora?

C: Prima di questo avevo un Contratto a Progetto, un CO-CO-PRO lo chiamano così. Poi è finito...
T: E perché non glielo hanno rinnovato?

C: Veramente la ditta è fallita prima che mi finisse.
T: Uhm, potremmo anche fare qualcosa del genere ma preferiamo collaboratori a partita iva che lavorino a un progetto.

C: Va bene mi organizzo al riguardo; quando saprò qualcosa riguardo
alle vostre scelte?
T: Non si preoccupi, abbiamo i suoi recapiti. Le faremo sapere. Arrivederci.



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categoria:esperienze, lavoro, funny
lunedì, 23 ottobre 2006
Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare.

Stefano Benni è uno di quei scrittori che ha delle belle tette... ops! belle idee!
E leggere una qualsiasi delle sue idee è un po' come come mangiarsi la Luisona: l'idea ingurgitata ti si ripropone.

Come l'idea delle elezioni politiche dove occorre indovinare chi vince pena il distacco della corrente elettrica o dell'acqua.
Un'idea fantastica! L'ho letta sull'Elianto di Benni ed ora mi si ripropone ad ogni appuntamento elettorale.

Ma anche dopo 30 anni le sue idee ingurgitate tornano a fare capolino ogni volta che ne capita l'occasione. Come l'idea della Luisona.

In questi tempi di debunking e di complottisti come farsi sfuggire l'occasione di annunciare al mondo la verità: la Luisona è ancora viva!

IO L'HO VISTA!

Faceva l'indifferente nel bar vicino l'ufficio. Non si faceva notare. Ma la scorsa settimana, di sfuggita, il mio occhio goloso si era poggiato su quella pastarella tonda, dove il bianco e il nero erano mescolati a formare l'abusato simbolo dello Yin & Yang. Ma il colore di quello che c'era sotto quel trionfo di kitsch faceva trasparire l'età matura di quella signora pasta.
Troppo facile ammettere che quell'immagine mi ricordava qualcosa...

Ma l'illuminazione mi è arrivata oggi, durante la quotidiana visita post-prandiale al bar per il caffè: ad una settimana esatta dall'ultimo incontro lei era ancora lì. Paciosa e orgogliosa in tutto il suo giallore acido.

Ogni dubbio è stato cacciato: la Luisona è ancora viva!

Ed un pensiero è andato ad Api - Labelladdormentata che mi ha dato un'indizio decisivo per il riconoscimento.


postato da: seamus alle ore 23/10/2006 15:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:esperienze
lunedì, 23 ottobre 2006
Le mie giornate lavorative scorrono, o meglio si fanno frascinare con un certo attrito, nella noia più vischiosa.

Una sorta di bolla di inesistenza avariata.

Questo filmato ne testimonia gli effetti.

Però poi non dite che non vi avevo avvertito.

http://www.youtube.com/watch?v=ACWocYi21_8



postato da: seamus alle ore 23/10/2006 13:13 | Permalink | commenti (6)
categoria:esperienze, funny
martedì, 17 ottobre 2006
La notte era fredda e senza stelle.
Un fastidioso peso al cuore creava ombre nel già nero buio.
Tu eri lontana. Ed io mi sentivo solo.

D'improvviso annulli le distanze e il tuo corpo mi riscalda.
I tuoi occhi sono la luce che mi consola.
La luce si fa viva.

Ed è di nuovo giorno.



postato da: seamus alle ore 17/10/2006 11:33 | Permalink | commenti (8)
categoria:amore, esperienze
giovedì, 12 ottobre 2006
Ieri mattina c'era più traffico del solito sul raccordo.
Più di mezz'ora di fila quando finalmente vedo il groviglio di ambulanze e macchine della polizia.
Finalmente la strada si fa libera, ma faccio in tempo a cogliere il lembo del lenzuolo
bianco a terra, tra i due grossi tir.
Centinaia di persone infastidite dal traffico. Infastidite per quell'incidente.
Una persona sdraiata con ben altri fastidi.

Ma per noi automobilisti la corsa continua ed io raggiungo l'ufficio.

L'aria si fa improvvisamente pesante.
Le facce tese.
Arriva la notizia. Pochi dettagli.
Ha avuto un grave incidente sulla Colombo. La situazione è brutta. È brutta davvero.
L'imbarazzo al telefono trattiene le parole in gola.
L'attesa. La speranza.

Poi leggi la notizia sul giornale. La foto della macchina accartocciata come se ne sono viste tante. Non ci si interroga sulla facilità dell'evento. Si trova subito una scusa: il semafono non era visibile.

VROOOM VROOOM



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categoria:esperienze
lunedì, 09 ottobre 2006
E poi dice che uno si ammala!

Sì, ho passato un fine settimana da schifo: raffreddatissimo e con la testa che mi scoppiava per gli effetti di una sinusite che oramai ha affiancato l'11/9 come capro espiatorio, come radice di ogni male.

Ma se uno inizia la giornata lottando per più di 20 minuti con la figlia 2enne nel vano tentativo di convincerla a salire in macchina sotto il sole di ottobre (Sì! A Roma il sole picchia pure ad ottobre!) è matematico che poi ti ritrovi a sudare come quel pezzo di parmigiano che son giorni che sta tutto incellofanato fuori dal frigo.
Ma non basta.
Perché poi, quando ti accorgi che le hai provate tutte, con le coccole, con la forza, col dialogo, col gioco, inizi a guardarti intorno nella speranza che passi qualcuno che possa vagamente impressionare la restia pupa e non vedi nessuno (e per forza! Chi cazzo vuoi che passi "casualmente" in mezzo alla campagna?!? Non siamo più a Tor Pignattara!) ti convinci che devi abbassare le penne, risalire a casa con la bimba in braccio e chiedere aiuto alla moglie.
E si sa, nelle scale sempre in ombra c'è l'effetto cantina, quindi fa fresco. Dopo tutto siamo ad ottobre, come non giustificarlo. Ma se all'inizio gradisci quel fresco ristoratore dopo i venti minuti di sole e sudore, già al primo gradino capisci che quei 10 gradi in meno qualche effetto su di te potrebbero farlo. Ma preferisci non far caso al ghiaccio che nel frattempo si è formato sulla schiena.
Riscendi in compagnia della moglie salvatrice ed è un pugno allo stomaco per il mio povero ego vedere che lei ripone l'infante nel seggiolino nel tempo in cui i meccanici Ferrari cambiano i pneumatici alle rosse.
Ma non basta.
Decidi di andare alla posta per ritirare quella raccomandata che da giorni attendeva di essere presa. Perché se prima eri convinto che si trattasse di una multa (quindi non c'è fretta) ora sei convinto che invece è il nuovo bancomat che nel frattempo scopri che è scaduto.
Non fai in tempo a godere della comodità del vivere in un paesello dove l'andare alla posta resta una questione umana sbrigabile in pochi minuti che ti accorgi che la busta che l'impiegato ti da in cambio del cartoncino arancione non è il bancomat agognato. Una missiva dall'Agenzia delle Entrate riguarda pur sempre i tuoi soldi ma non è un bancomat.
Ci metto un po' a capire come stanno le cose. Di solito mi scrivono per dirmi "tutto a posto signor contribuente, per questa volta puoi andare ma non si rilassi", invece stavolta, mescolata tra una selezione di pagine della mia dichiarazione dei reddidi c'era la richiesta di un fantastilione di euro. "Ma tranquillo! Lei ha 30 giorni di tempo!". Un riscatto?
Io ho il naso grosso, parecchi dischi dei King Crimson, un sacco di idee malsane per la testa ma NON HO un fantastilione di euro!
E poi le tasse le ho sempre pagate, qualche volta in ritardo, magari mettendo un'ipoteca sui miei bootleg migliori ma cazzo! Le ho sempre pagate! E poi un fantastilione di euro ...!!!

Decido di rimandare il panico di qualche ora, se non altro devo aspettare di sentire la commercialista. E qui in campagna ci sono i campi concimati ma non il campo del telefono.

Mi ricordo che sono ancora senza bancomat, e visto che ancora non son guarito dall'ottimismo decido di andare alla banca. Un passeggiata al centro di Roma è pur sempre piacevole.
Col piffero! Ma devo pur sempre considerami fortunato che non mi è venuta l'orticaria per lo stress da parcheggio. Dopo tutto me la sono cavata con una ricerca di soli tre quarti d'ora. Assolutamente nella media considerando che ho parcheggiato in doppia fila a tre metri dalla destinazione.
In banca vengo palleggiato più volte tra la vecchia cassiera che vuole farmi da mamma e quella che penso sia la direttrice, la classica giovane donna in carriera tutta tirata, ma all'ultimo passaggio mi ritrovo fuori dall'agenzia con indicibili desideri nei confronti di quest'ultima ma senza il mio bancomat. Mi consigliano di aspettare.

Anche la commercialista mi dice di stare tranquillo e di aspettare. Come si fa ad aspettare di fronte ad un fantastilione di euri da pagare?!?

Io le prendo in parola: alzo bandiera bianca e mi ammalo aspettando che passi 'sto fine settimana di merda!

...


Ora che il fine settimana è passato ed io ho rispolverato questo blog volete sapere le novità?

Aspettate...

postato da: seamus alle ore 09/10/2006 15:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:esperienze
giovedì, 28 settembre 2006
il refrain si ripete


Ritmo.
Che blues sarebbe se non ci fosse il ritmo?
Una cadenza pigra, strascinata e quasi mai articolata.

4/4 con pochissime battute al minuto.

Uno di quei ritmi che non cambia mai, che infonde sicurezza: in fondo è rassicurante apere quello che ti aspetta.
Ma forse è la ricerca della sicurezza che induce questo ritmo.
Anch'io l'ho cercata la sicurezza, ma non sono sicuro che era proprio questo il ritmo che cercavo.
Ma il pezzo è iniziato e all'inizio del pentagramma c'era scritto 4/4 con pochissime battute al minuto.

Non c'è spazio per la libertà.
Anche la libertà è una questione di tempo.

Il refrain si ripete.
Il refrain si ripete.
Il refrain si ripete.
Il refrain si ripete.


postato da: seamus alle ore 28/09/2006 17:18 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica, esperienze
lunedì, 25 settembre 2006
E' irritante trovarsi alla mia età, reputandosi una persona socievole a cui piace seguire e spesso condurre conversazioni con altre persone, magari facendo qualche battuta, trovarsi retrocesso a presenza inutile e silenziosa.
E' questo quello che accade quando mia moglie incontra i suoi amici francesi: improvisamente le mie capacità di comunicazione scendono agli stessi livelli di quelli di mia figlia di 2 anni.
Gli amorevoli sforzi di mia moglie spesso sono inutili, lei cerca di tradurmi il traducibile ma il più delle volte il percorso delle conversazioni è così veloce che non faccio in tempo a pensare qualcosa da dire che nel momento in cui finisco di tradurlo mentalmente in inglese (terreno neutro che credevo -sbagliando!- internazionale) gli altri stanno già parlando d'altro.
Ed è così che mi ritrovo a sorridere con un'espressione probabilmente vuota mentre mi sforzo di capire quello che stanno dicendo, cercando di collegare insieme i significati di quella decina di parole francesi che sono riuscito a decifrare e quando credo di averne colto il senso mi ritrovo gli occhi di tutti puntati addosso mentre aspettano di sentire quello che faticosamente provo a dire.
E' difficile dipingere quelle facce imbarazzate che non mal celano il fastidio per avergli fatto perdere tempo ad ascoltare quella cazzata che ti è uscita fuori che il più delle volte non c'entra un piffero con quello che stavano dicendo loro.

Chissà se invece io riesco a mascherare la faccia imbarazzata di quando mi ritrovo trasformato in una mascotte sotto le lodi esagerate che mia moglie pubblicamente mi tesse per risollevare la mia immagine senza potermi difendere con una battuta ironica?

E così mi ritrovo a fare il turista nella mia città, con mia moglie che intrattiene i suoi amici e fa da cicerone mostrandosi spigliata e sempre con la situazione in pugno mentre io reprimo la mia voglia di comunicare sotto il peso di mia figlia. Certo, perché mi permetto pure di fare l'ottimista e credere che mia figlia cammini da sola dandomi la mano per Roma e lascio il passeggino in macchina credendo che si tratti solo di un inutile peso da portarsi appresso. Quindi non devo lamentarmi se poi sono costretto a tenerla in braccio per tutto il tempo e devo far finta di nulla mentre cerco di rianimare il mio povero braccio.

Pranziamo in un ristorante turistico vicino Campo de' Fiori e ci si mette pure il cameriere a parlarmi in inglese nonostante i miei sforzi per mostrarmi italiano de Roma. Inutile. Mi sento sempre più io lo straniero fuori luogo.

Quando poi torno a casa, stanco morto per tutti i chilometri percorsi a piedi e col braccio depresso che mi manda a quel paese col linguaggio del corpo (NOOO!!! Un'altra lingua da comprendere no!!!) cos'altro posso desiderare se non passare la notte sul divano?

postato da: seamus alle ore 25/09/2006 17:50 | Permalink | commenti (5)
categoria:esperienze
martedì, 29 agosto 2006
Quando ti risvegli la mattina col desiderio di restare sotto il lenzuolo invece che con quel caldo appiccicoso e con le gambe libere sopra le lenzuola stropicciate, beh... allora è proprio finita l'estate.

L'ultima giornata in spiaggia è ormai alle spalle. Trascorsa furtivamente a passeggiare in riva al mare, solo con mia moglie e col la prole a casa intenta nel suo riposino postprandiale.

Ma anche se l'estate è terminata la vacanza deve ancora cominciare.

Non è da tutti vivere tutta l'estate in bilico tra mare, ufficio e una sperduta stazione ferroviaria nascosta in mezzo al nulla, dove poter lasciarci la macchina.

Non è da tutti vivere tutta l'estata con l'acquolina in bocca a pregustare la vacanza che verrà. L'evento che aspetti per mesi e per cui i preparativi durano mesi.

Certo, l'estate si passa nei centri commerciali cercando di controllare una figlia che con un gelato in mano si trasforma improvvisamente nel pericolo pubblico numero uno mentre la moglie cerca il suo top.

Io, la mia camicia l'ho presa in prestito da mio padre. O forse da mia madre, sicuramente più consapevole delle camicie di mio padre. E' da ammirare la cura con cui mia madre mette ordine alle cose. Con lei tutte le cose sono a portata di mano, il passato torna presente e sarà sicuramente futuro. Con mia madre in azione il tempo non riesce a consumare le cose. Mia madre ferma il tempo.

Quella bella camicia di seta, così al sicuro nel guscio delle sue attenzioni, diventa fragile e delicata nel  caotico mondo dove mi muovo io. La mamma si mostra leggermente apprensiva ma piena di fiducia quando mi istruisce su come lavare e stirare il prezioso tessuto. Io sono più spaventato di lei perchè già so che non potrò riferire i comandamenti a mia moglie,  poco incline a ricevere istruzioni e non avrò la possibilità di controllo sulle sorti dei miei indumenti. Ma ho fiducia anch'io.

Ma i preparativi non si esauriscono con il top di mia moglie e la mia camicia. C'è una lingua da apprendere. E così, nella lunga e furtiva camminata in riva al mare nella nostra ultima giornata di mare, mia moglie, con amorosa diligenza, ignorava il suo dolore al piede e percorreva decine di chilometri per cercare di insegnarmi i primi rudimenti di francese. Senza fogli di carta o parole scritte riesce con la sua precisione labiale ad insegnarmi ausiliari e verbi. Per me è un atto dovuto fare attenzione a non liberare la mia dislessia.

Per il viaggio a Parigi tutto deve essere perfetto.
postato da: seamus alle ore 29/08/2006 12:35 | Permalink | commenti (2)
categoria:mare, amore, esperienze
lunedì, 07 agosto 2006
Certo, i bambini devono essere trattati con dolcezza.
Quindi, come a molti capita, se la prole non vuole mettere piede sulla sabbia del mare e piagnucola e si ritrae ad ogni tentativo di fargli fare il bagno al mare occorre usare la dolcezza e la pazienza del metodo di mia moglie: la si prende e con un fermo e deciso atto di forza la si trascina dall'ombrellone alla battigia.
Io non ero presente durante questa delicata prova d'affetto ma il giorno dopo ho visto i risultati. Non so se il merito è di mia moglie o della crostata al peperoncino di mia suocera ma mia figlia in spiaggia non era più la bambina che conoscevo. Ora è tutto un correre, stare in acqua, rincorrere le onde, fare buche e fare forme con la sabbia.
Questo probabilmente è l'incubo di molti genitori che si sentono distrutti dopo la prima mezz'ora. Per me invece è l'opportunità di togliere i legacci al bambino che è in me che è cresciuto a giocare a fare buche (diventato adulto a forza di buche) e castelli di sabbia (diventato adulto nel vedere le proprie fantasie crollare come i miei castelli d'infanzia).
Ora quel monello dentro di me è giustificato a ritornare a giocare con la sabbia, e a rincorrere l'amichetta di giochi per prenderla prima che cada in acqua, e a giocare con lei a costruire il più bel castello del mondo.
E' bello avere propria figlia come amichetta di giochi.

Un post idilliaco e troppo sdolcinato?

Non dimenticate la crostata al peperoncino!
Frizza, picca e lascia la bocca arsa. Assolutamente da evitare!

Inoltre son pure terminati i panini con le salsicce.
postato da: seamus alle ore 07/08/2006 13:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:esperienze
lunedì, 24 luglio 2006
E' fastidiosa questa canicola estiva.
Per uno come me che suda al solo pensiero di movimento (una buona scusa per evitare di pensare) questo caldo è davvero fastidioso.
Con questo caldo occorre fare attenzione a come ci si veste la mattina; bisogna esser previdenti soprattutto se si esce di casa la mattina, dovendo affrontare un'ora di macchina sotto il sole senza l'aria condizionata, per poi dover andare al concerto di Fossati la sera alla Cavea dell'Auditorium accompagnati da una bella moglie come la mia che sicuramente per l'occasione apparirà fresca come la primavera botticelliana (e non voglio sfigurare troppo vicino a mia moglie) per poi dover affrontare quei 70/80 chilometri per raggiungere finalmente l'adorata figlia alla casa al mare. Ovviamente senza mai passare per il via.
Ed è in queste occasioni che scopri che se ti vuoi vestire con la maglietta che ti piace poi non c'è tecnica zen che regga: il caldo umido mi fa sudare.

Mia moglie no! Non suda. Non so come faccia, ma a lei non costa nessun fastidio una casa con le finestre sigillate durante una notte dove l'umidità bagna gli occhiali e rende calda e liquida l'aria che faticosamente si tira su col naso.
Ma questo è un altro discorso ed io sto andando fuori tema.

Ma la canicola estiva non è solo fastidiosa, è soprattutto pericolosa!
Perchè spesso ci si mette col cervello in sleep mode per evitare di sudare e per seguire i consigli che diligentemente ci propinano per il risparmio energetico; e col cervello in frigo non ci si accorge che la sinistra fa il lavoro meglio della destra.
E sì, perchè la destra di B. si è fatta un culo così per 5 anni per cercare di evitare il carcere per questo e per quello mentre la sinistra in appena 5 mesi svuota le carceri per decreto.


"Se non lasciamo nel testo la possibilità di far beneficiare dell'indulto anche Cesare Previti, Forza Italia non voterà con noi questo provvedimento. E vorrei ricordare a tutti che il quorum per farlo passare è di due terzi".

(Pierluigi Mantini, capogruppo dell'Ulivo in commissione Giustizia, Ansa, 20 luglio 2006).

Che palle, con questa calicola mi viene da sudare quando mi fanno incazzare!


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categoria:politica, esperienze
lunedì, 17 luglio 2006
It is impossible to achieve the aim without suffering.

J.G. Bennett

E' impossibile portare a compimento un proposito senza soffrire.

Il filosofo Gurdjieffiano J. G. Bennett ha proprio ragione. E Fripp ha fatto bene ad inserire questa citazione in loop nella versione di "Here Comes the Flood" presente sul suo primo lavoro solista "Exposure".

Mi è venuta in mente questa frase quando ho constatato che per portare al mare mia figlia dovevo compiere dei sacrifici e sopportare ricatti morali.




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categoria:esperienze
venerdì, 14 luglio 2006
Il mio passato è come una cantina piena di cose che non si usano più. Scatoloni chiusi e polverosi dove è difficile mettere il naso dentro.

Ogni tanto faccio pulizia nella mia vita: impacchetto tutto, metto via e ricomincio da capo con una pagina bianca.

Ma a volte il mio passato mi manca. Mi sento sottile e senza storia con la maggior parte dei miei ricordi lontani. Non riesco a raccontarmi.
Faccio fatica a capire chi sono guardando solo il presente e il futuro.

Spesso mi ritrovo ad invidiare le persone che hanno ben presente il loro passato. Che fanno della propria vita una linea con poche curve.

Vorrei essere un unico lungo romanzo e non una raccolta di piccoli capitoli.

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categoria:esperienze
giovedì, 13 luglio 2006
Pensavo di essere il solo a rimanere imbarazzato per la sguaiatezza e la volgarità mostrata dagli italiani, nel festeggiare la vittoria al mondiale, al Circo Massimo.
Questi giorni cercavo il conforto di qualche giornalista che notasse questo fenomeno. E Stefano Batterzaghi, su Repubblica, è l'unico che non mi ha deluso.

Riporto quello che ha scritto, perchè lo condivido in pieno e non saprei mai esprimermi con la sua stessa intelligenza.


"Ma se non fosse solo una questione di stile? E se anzi la questione di stile, come quasi tutte, fosse una questione di sostanza? I festeggiamenti per la vittoria al Campionato del mondo di calcio hanno avuto qualcosa di francamente abnorme: i gesti forsennati, i denudamenti, i salti, le urla, le mascherate con cappellacci e bandiere, le sceneggiate da salone di barbiere - incominciati già in campo - si sono allargati e amplificati in una due giorni rauca e scomposta, che ha investito le città italiane, ha paralizzato Roma, ha invaso il palazzo del Governo italiano e il prime time televisivo. Ne è rimasto coinvolto un personaggio misurato come il Presidente della Repubblica, che si è sottoposto a una cordiale innaffiata negli spogliatoi e a un'intervista rilasciata sullo sfondo invero poco istituzionale di un cartellone con gli sponsor.
Bisogna vedere se l'abnorme è ancora davvero sorprendente. Chi ricorda la penultima vittoria, quella spagnola dell' '82, trova differenze tali da chiedersi se sia possibile che tante cose siano successe nel frattempo. Allora Giovanni Spadolini e Sandro Pertini si meritarono articoli scritti a occhi sgranati per semplici azioni come sventolare una bandiera dal balcone di Palazzo Chigi, o gesticolare in tribuna muovendo l'aria come quando si dice: "questa sì che è classe". L'esultanza in campo di Marco Tardelli spiccava come un acuto in una litania: un evento di eccezione in un quadro che oggi parrebbe sostanzialmente grigio e allora era già il culmine sgargiante dell'entusiasmo. In quanto ai tifosi di base - una base che proprio allora si allargava all'intera audience televisiva, compresa la parte femminile prima disinteressata al calcio - a quel tempo non conoscevano i modi di festeggiare: era tutto da inventare. We are the champions era stato scritta da cinque anni, ma era nota solo ai fan dei Queens. I caroselli automobilistici erano rarità, nelle città che non vincevano mai i campionati nazionali. Non era ancora invalsa l'idea di truccarsi, dipingere tricolori sulle facce o sul selciato delle strade, pavesare automobili. Allo stadio non si faceva la ola. Le autorità pubbliche non professavano il loro tifo, se non in forma blanda.
Oggi ci troviamo con un intero campionario di figure retoriche dell'esultanza, gesti collettivi ripetuti in schemi fissi, pressoché tutti nel registro dello sguaiato. Gli eroi vincitori fanno quello che fanno i loro ammiratori, e i loro intervistatori invasati da un identico demone: cantano rauchi, ululano, "fanno i matti", dicono volgarità nelle interviste, ammiccano. Campioni: vincitori ma anche esemplari tipici.
Giornali e tv provano a dare un'idea di quel che succede, ma i loro mezzi e le loro categorie non sembrano essere sufficienti. L'Auditel non può registrare attendibilmente audience e share, parametri che vanno in briciole di fronte ai megaschermi. Le inquadrature mostrano folle strabocchevoli ma non danno il senso del coinvolgimento. I giornalisti allineano serie di vocali con segni di accento per suggerire al lettore un'impossibile trascrizione degli urli e dei cori. Nemmeno le cifre - sempre incerte - dei partecipanti riescono a comunicare qualcosa di significativo, poiché il fenomeno è più qualitativo che quantitativo. Non si tratta di decidere quanti granelli di sabbia formino un mucchio, cioè quanti individui formino una folla. E' che la massa agisce come un tutt'uno, diventa un metaindividuo fornito - come dalla classica analisi di Canetti - di organi di senso propri.
L'intrinseca volgarità potrebbe rendere opaco, illeggibile il senso di questi raduni rituali. Non occorre avere mal di testa per essere infastiditi dai noiosi clacson tutta la notte sotto la finestra, così come non occorre lord Brummell per deprecare l'applauso al funerale. Sono fenomeni paragonabili: sono le figure retoriche dell'antichissima - ma quanto rinnovata - ansia di partecipazione. Le sue occasioni di manifestarsi sono chiamate "eventi", sia che si siano prodotte in via naturale o spontanea (la partecipazione a un funerale, la mania collettiva per un caso di cronaca, il successo di un libro o di un film poco pubblicizzati), sia che siano stati organizzati scrupolosamente e sostanzialmente previsti nelle loro dimensioni - come in un raduno di musica pop o rock, o in un Anno Santo. L'abilità degli organizzatori sta nell'avvertire le potenzialità dell'evento, e inquadrarlo quando sta per realizzarsi davvero. Ovvero, regolare l'abnorme.
L'abnorme è il linguaggio standard dei partecipanti all'evento. Per quanto sensate possano essere state le parole di Romano Prodi nel cortile di Palazzo Chigi, di quella serata si ricorderanno solo i cori, le stonature sull'Inno, il nuovo rito del "po po po". E il madrigale "olelè, olalà, faccela vedè, faccela toccà" - fuori dall'increscioso senso letterale con i suoi preoccupanti presupposti porno e maschilisti, poco leniti dal vernacolo goliardico - esprime tuttavia una volontà di uscire dalla rappresentazione e arrivare a toccare una cosa che sia, di fatto, la Cosa (sperando che davvero si trattasse, nell'evenienza, della Coppa del Mondo). E' una volontà contraddittoria perché si annulla da sé: esprimendola non si fa altro che restare nella rappresentazione medesima, o di entrarvi con un gesto abnorme che potrà iscriversi nella memoria, come tocco di colore.
Quando oramai i clacson erano pochissimi e della festa restavano le bandiere alle finestre, i cocci di bottiglia sui marciapiedi e la miscela olfattiva prodotta dalla birra e dalle sue conseguenze, alle nove di lunedì mattina per una via di Milano è passato un disgraziato. Era giovane, aveva paramenti azzurri e tricolori, e con sguardo basso e torvo cantava a squarciagola, sull'aria di un jingle della Coca Cola: "Forza Italia alè alè, Forza Italia alè". Il dettaglio più patetico è che alla fine di ogni strofa, nel silenzio della via, aggiungeva "tutti insieme!". E poi ricominciava, ogni volta, finché ha girato l'angolo. L'abnorme non può essere separato dal corpo collettivo in cui si inscrive, e nel caso lo reclama. Una mitologia delle figure in cui si articola - dall'esibizionismo fisico fino ai nuovi usi e significati dell'Inno di Mameli - deve essere ancora scritto"

postato da: seamus alle ore 13/07/2006 15:53 | Permalink | commenti (4)
categoria:esperienze
lunedì, 03 luglio 2006
Sono passati esattamente sei anni da quella mattina in cui tu sei stato strappato via da questo mondo dal tuo male.
Sei anni che continuo a rivivere la scena orribile, violenta, irreale del tuo corpo privo di vita.
La stanza sporca di sangue raccontava la violenza della tua fine con più vigore rispetto alle parole dei tuoi genitori. Poverini, basiti. Loro hanno ripulito il sangue del proprio figlio con una semplicità animale.
Anch'io appena arrivato sono rimasto freddo. Sì sa, ci vuol tempo per tirar fuori le emozioni. Raccogliere il cadavere di un amico è un'esperienza devastante.
Ma lo è ancor di più immaginare quello che tu hai provati in quegli ultimi momenti. Senza neanche poter gridare. Purtroppo un immagine ricorrente nella mia mente.

Mi dispiace che di te il ricordo più frequente sia quello della tua morte. Ma sappi che tutto quello che mi hai insegnato e donato vive ancora dentro me.

Tu mi hai insegnato cos'è la dignità.
I tuoi modi erano sempre gentili e cortesi. Non facevi mai un gesto fuori luogo. Un punto di riferimento fortissimo per un ragazzaccio esuberante come me.

Tu mi hai insegnato cos'è l'amicizia.
Mi hai donato il rispetto e la fiducia incondizionata.

Andavo fiero di te. Un pozzo di cultura. Mi piacevano le tue idee radicali. Spesso non ero d'accordo con te ma non ti ho mai ringraziato abbastanza per avermi mostrato la tua integrità. Sei ancora il mio metro di confronto per il mondo.

Cazzo, è proprio vero che l'esperienza si acquisisce soltanto un istante dopo il momento che sarebbe servita. Ho una manciata di rimpianti con cui fare i conti e una spruzzata di lacrime che inumidiscono anche la tastiera.

Avrei voluto farti conoscere mia moglie. Chissà se ti sarebbe piaciuta. Non lo so, so solo che l'avresti accettata e rispettata come hai fatto con chiunque.

Avrei voluto farti conoscere mia figlia. Stamattina mi sono emozionato fino alle lacrime pensando a lei e a come saresti stato gentile con lei.

Uffa, lo sai che non so parlare. Io ero quello che ascoltava. Mi piaceva ascoltarti. Ed ora non sono in grado di raccontare tutto quello che sei stato e quello che tuttora sei.

Ciao Angelo,
continua a sorridere col tuo sguardo sardonico.
Grazie.
postato da: seamus alle ore 03/07/2006 15:34 | Permalink | commenti (4)
categoria:esperienze, amici